BELLEZZA
PROFUMI
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Il profumo del viaggiatore
Immaginare, sognare, andare altrove? Basta un profumo. Note astratte per liberare la mente, ma anche rassicurare. Un flacone ispirato a una lente d’ingrandimento portatile, da riempire all’infinito. Per partire e esplorare

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Di viaggi, Hermès, ne ha sempre fatti molti e con un’unica ambizione: renderli più belli, “intelligenti”, moderni, leggeri. Prima a cavallo (Thierry, il fondatore, arriva a Parigi nel 1837 e apre un atelier-selleria), poi su treni, navi, automobili e aerei, accogliendo mini o maxi guardaroba nelle sue pregiate borse e valigie, fino ad accompagnare ancora oggi (magari in elicottero) celebs e no, al lavoro e in vacanza. Un Dna che si trasmette non solo a oggetti e accessori, ma anche a molti profumi della maison. Ora nasce Voyage d’Hermès, una fragranza che traduce il viaggio nelle note e diventa “movimento” nel flacone. Sorprendente e familiare, maschile e femminile. La scopriamo con chi l’ha creata.
Jean-Claude Ellena, creatore-compositore Hermès Parfums.
Signor Ellena, lei che tipo di viaggiatore è?
«Per scelta, sono un viaggiatore “immobile”: creare profumi, scrivere, leggere sono per me viaggi della mente e del cuore. Non mi piace spostarmi, cioè andare da un punto all’altro. Mi piacciono i viaggi quando posso prendere tempo: il tempo dell’incontro, dello scambio, il tempo per apprendere. Nella parola “apprendere”, c’è il verbo prendere. In questo senso, sono un “ladro” di odori».
Anche la creazione di una fragranza è un viaggio?
«Certo. Il profumo può essere la messinscena di un luogo, ma anche un viaggio nell’ignoto, con l’unico desiderio che il percorso sia bello. So cosa devo fare, ma non so cosa voglio creare. E così è stato per Voyage d’Hermès».
Quindi, un profumo che interpreta il viaggio: come?
«Il viaggio è azione e, con Voyage d’Hermès, si trattava di tradurre in odori proprio l’azione, il movimento. Il bouquet ha dentro di sé due nozioni importanti del viaggiare: lo slancio (le note boschive fresche, che “svegliano” e invitano ad andare) e il confort di portarsi un po’ di casa appresso (muschi e legni, più “rassicuranti”). Mi aspetto che, chi lo indossa, si proietti nel profumo del proprio viaggio. Questa fragranza esiste per accompagnarlo, rassicurarlo: è un viatico per partire e viaggiare».
Flacone e profumo sono nati in parallelo. Un percorso insolito, più difficile o più stimolante?
«L’uno non ha ispirato l’altro. Ma, quando ho scoperto la forma del flacone, così forte ed originale, è stata una sfida per far sì che il profumo ne fosse all’altezza. Perché, se la prima vendita si fa principalmente per il flacone (è vero per tutti i profumi!), la seconda e le successive avvengono per il bouquet».
Chi, come, quando indossare Voyage d’Hermès?
«Affascina la libertà per ognuno/a di indossarlo quando ne ha voglia. Ma anche di condividerlo, senza sapere esattamente cosa si sta odorando, sentendo. In fondo, è il senso di ogni viaggio (e il viaggio non ha sesso)».
Un viaggio sognato e mai realizzato?
«Quello che ho promesso ai miei nipotini. Aspetto che decidano la destinazione».Philippe Mouquet, designer per Hermès.
Che cosa rappresenta, per lei, il viaggio?
«L’altrove, l’ignoto, l’immaginario».
E il viaggio nel mondo Hermès, visto che lei da anni disegna oggetti e accessori per la maison?
«L’immagine più simbolica (e l’emblema) di Hermès rappresenta un calesse trainato da cavalli: segno che il viaggio è onnipresente fin dalle origini della maison. Ogni oggetto Hermès è stato concepito per accompagnare l’uomo o la donna nei suoi movimenti, spostamenti, reali o immaginari. Tutti i nostri oggetti invitano al viaggio per la qualità delle loro materie e della loro lavorazione, ma anche per l’originalità, la funzionalità, la praticità, l’ingegno, il confort: tutto quello che un viaggiatore “illuminato” aspetta da un oggetto che porta con sé».
Un flacone ispirato a una lente d’ingrandimento da tasca. Ci racconta come è nata l’idea?
«In modo spontaneo e casuale, prima e senza aver sentito il profumo. Una sera d’estate, mentre ero sul sentiero che porta alla mia casa di villeggiatura, scopro in tasca una piccola lente portatile. È stata la conferma di un’idea che avevo già annotato sul mio taccuino alcuni giorni prima: un oggetto piccolo e piatto, che potesse girare attorno a un asse decentrato e con un astuccio aperto di lato. Tutto è diventato chiaro, evidente: come la lente da scrivania, ingombrante, si trasforma in una piccola lente tascabile, pratica e leggera, con il suo astuccio protettivo per soddisfare le esigenze del viaggiatore, così il flacone del profumo doveva subire le stesse metamorfosi per diventare il flacone Voyage d’Hermès, pensato e concepito per viaggiare. Un flacone che non racconta il viaggio, ma lo vive realmente».
Ci descriva i “dettagli” di questo flacone...
«La perfezione dell’astuccio in alluminio, con il suo effetto “specchio” che riflette il mondo circostante. Leggermente bombato grazie alla scanalatura di contorno, crea una morbidezza tattile e visiva che porta alla voglia di toccarlo, di creare contatto e intimità con l’oggetto. Poi, la rotazione perfetta dell’astuccio: oscilla e gira attorno al flacone, fluido e silenzioso come perfettamente “oliato”. Solo un piccolo click indica quando l’astuccio è tornato alla posizione iniziale: pronto a una nuova partenza…».
Un flacone “in movimento”, che diventa un compagno di viaggio inseparabile. È anche un’oggetto di lusso?
«Un oggetto di lusso non è un oggetto da museo, da mettere in vetrina: è soprattutto un oggetto con cui si vive, che non si lascia più perché (semplicemente) piace. Non ci si riempie di oggetti inutili e non comodi, soprattutto in viaggio! Inoltre, il flacone di Voyage d’Hermès non è un semplice “contenitore”, ma un oggetto che possiede tutte le qualità... Hermès».
A proposito, il suo viaggio nel cassetto?
«Il Polo Nord o il Polo Sud: la banchisa, gli iceberg, gli orsi polari… prima che scompaiano».26 Aprile 2010 Stefania Bellinazzo