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Frédéric Lenoir: «Credo in Gesù, penso con Socrate, medito con Buddha»
La ricetta della felicità? È un mix (individuale) di razionalità e fede, più un pizzico di psicanalisi. Almeno così la pensa il guru Frédéric Lenoir

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Contrasto
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Dalle vetrate del suo appartamento parigino si ha l’impressione di poter toccare con un dito il campanile di Saint-Germain-des-Prés. Il traffico della capitale e il viavai dei turisti non sale fin quassù: in questa oasi di pace dall’eleganza sobria, illuminata dai raggi obliqui di un sole invernale, si respira un’atmosfera quasi mistica. «È qui che medito, ogni mattina. È qui che scrivo. Quando i giornalisti del tg vogliono intervistarmi in diretta, è qui che piazzano le loro telecamere». Perché Frédéric Lenoir, in Francia, è una vera star. Autore di una trentina di libri - tutti dei best seller tradotti in una ventina di lingue - a 48 anni, è un filosofo, un sociologo e, soprattutto, uno dei massimi esperti in storia delle religioni, capace di scalare le classifiche dei best seller parlando di spiritualità, amore, comprensione. «La domanda fondamentale che mi pongo da quando ero ragazzo è la seguente: come essere felici? I miei libri tentano di dare una risposta. È per questo che la gente li apprezza». In Socrate, Gesù, Buddha (Mondadori), che arriva in Italia sull’onda del grande successo francese, Frédéric Lenoir propone il messaggio dei tre “maestri di vita” come soluzione alla profonda crisi, economica e sociale, che devasta le società occidentali.
Perché proprio loro tre?
«Rappresentano il punto d’arrivo di un itinerario personale. Dopo aver letto Il Simposio e L’Apologia di Socrate di Platone, mi sono chiesto come dare un senso alla mia esistenza. Guadagnando del denaro? Attraverso un lavoro prestigioso? O coltivando l’anima? Lì è cominciata la mia ricerca personale. Avevo 14 anni».Piuttosto precoce, non c’è che dire. E qual è stata la tappa successiva?
«L’incontro con il Buddhismo. Ventenne, ho conosciuto in India un Lama tibetano che mi ha insegnato la meditazione trascendentale. Nello stesso periodo, ho cominciato una terapia psicoanalitica. Le due cose hanno molti punti in comune: ci insegnano a essere lucidi, coscienti di noi stessi e liberi interiormente».E Gesù? Come è entrato nella sua vita?
«Il Cristo è un’altra pietra miliare. Da bambino, ho ricevuto un’educazione cattolica, che non mi ha mai toccato in profondità. Per me, religione faceva rima con guerra, senso di colpa, violenza. Poi, ho cominciato a leggere il Vangelo e mi sono reso conto di quanto la Chiesa si fosse allontanata dalla parola di Gesù. Il messaggio di Cristo ha toccato il mio cuore, mentre quello di Socrate e Buddha ha influenzato la mia sfera razionale. In ogni caso, il loro insegnamento ha costruito la mia personalità. E resta ancora oggi di grande attualità».Come possono aiutarci a vivere meglio?
«Tutti e tre potrebbero essere considerati dei profeti della decrescita felice».In che senso?
«Non credono che l’accumulazione continua dei beni sia fonte di progresso. Essere felici, per i nostri tre maestri, non significa avere “di più”, a livello materiale. Purtroppo, oggi, la società si considera in crisi se i figli non posseggono più dei loro genitori. In realtà, data per scontata la salute, la felicità può arrivare solo dal benessere della nostra vita interiore. Da 30 anni, l’euforia della crescita economica ci inganna, ci allontana dagli obiettivi principali, che sono l’amore e la conoscenza di sé e degli altri».Il messaggio dei protagonisti del suo libro può invertire la tendenza?
«Esatto. In particolare, il loro esempio. Siamo circondati da tuttologi, da gente che ha un’opinione su tutto. Ma che poi non fa mai quello che dice».A chi si riferisce?
«Ai politici, agli intellettuali, alla classe dirigente in generale. Ci dicono: bisogna stringere la cinghia! E loro viaggiano in jet privato. Socrate, Gesù e Buddha hanno messo in pratica i loro insegnamenti. Abbiamo talmente bisogno della virtù dell’esempio! La loro modernità è davvero sorprendente».Non quando parlano delle donne, però… Basta leggere il capitolo che lei dedica alla sessualità.
«Sono tutti prigionieri dei pregiudizi del loro tempo: vivono in società patriarcali, dove la donna è sottomessa all’uomo. Per Socrate e Buddha si può parlare di misoginia; non per Gesù, che si circonda di donne, con le quali ha un rapporto paritario. In ogni caso, nonostante i limiti della loro epoca, Socrate, Gesù e Buddha hanno tutti contribuito all’evoluzione del ruolo della donna nella società».Come?
«Riconoscendo l’uguaglianza ontologica, filosofica, tra i due sessi. Su questa certezza, successivamente, si è potuta innestare la lotta per la parità giuridica e sociale, impensabile allora».Un pizzico di razionalismo, una spruzzata di buddhismo, una manciata di cattolicesimo: lei propone una religione “su misura”. Prendere quello che ci piace e rifiutare il resto: non è un po’ opportunista?
«Ma facciamo tutti così! Anche i cattolici praticanti: si può andare a messa tutte le domeniche e prendere la pillola o accettare che i propri figli abbiano dei rapporti prematrimoniali. Nessuno segue i precetti alla lettera. Quello che mi interessa è la dimensione spirituale, e non sociale, della religione. La spiritualità unisce, il dogma divide. Si può essere cristiani e praticare la meditazione. Se ci aiuta a vivere, perché vietarselo?».Lei si considera credente?
«Come diceva Albert Einstein, definitemi Dio e vi dirò se ci credo! Io credo nella vita: penso che abbia un senso, che sia bella, e buona. Che cosa ci sia dietro questa bontà e questa bellezza, non saprei dirlo. La provvidenza, il destino, Dio? Non ho una risposta, riconosco il mistero. Valorizzare la nostra spiritualità ci aiuta a superare gli ostacoli. Ho subito delle ferite profonde, dei lutti dolorosi. Ho sofferto di profonde nevrosi, ma sono riuscito ad andare avanti. Affidarsi allo spirito significa liberare le forze di bontà presenti nel cuore degli uomini. E oggi ne abbiamo davvero bisogno».23 Dicembre 2010 Emanuela Mastropietro
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