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  • Cindy Crawford: «Anch'io ho paura di invecchiare»

    Vi sembra bellissima? Lei dice di no («Ho molti difetti, ma se li dico, poi li vedete!»). Ha un marito di cui è innamoratissima (ma che parla poco), due figli che adora (ma che a volte vorrebbe strozzare) e una carriera che non è mai tramontata. Non sarà perfezione, però...

  • Cindy Crawford: «Anch'io ho paura di invecchiare»Cindy Crawford: «Anch'io ho paura di invecchiare» Cindy Crawford: «Anch'io ho paura di invecchiare»
  • Ho vissuto accanto a Cindy Crawford per due giorni (tralascio il numero degli amici maschi che mi hanno chiesto di portarli a Londra con me...). L’ho studiata come fosse un fenomeno scientifico. Ho osservato come si muove, parla, sorride. La conclusione? Una sola: deve avere un codice genetico diverso. Nella scala evolutiva darwiniana, l’ex supermodella è più in alto rispetto a noi. Per averne un’idea, basta vederla di fianco a Elisabetta Canalis. Erano una accanto all’altra al London Film Festival. La showgirl (che accompagnava il fidanzato George Clooney) è una bellissima ragazza: corpo sensuale, sorriso perfetto, seducente. Ma Cindy appartiene a un altro pianeta: per portamento, classe, magnetismo. E se guardando le sue foto avete sempre pensato che è bellissima, sappiate che l’aggettivo non rende assolutamente l’idea. Quando la si incontra in carne e ossa, l’unica cosa che viene in mente è una favola in cui la principessa entra improvvisamente in scena nel salone del ballo: tutti ammutoliscono, si fermano, la guardano. E lei cammina, abbagliando gli altri, creando un vuoto intorno a sé. Ma Cindy non è una principessa irraggiungibile: è curiosa, ascolta. Ama non solo rispondere, ma anche fare domande ai giornalisti (caratteristica rarissima tra le celebrities, spesso troppo concentrate su se stesse). Il giorno dopo mi viene incontro e mi saluta come fossimo vecchie amiche. Parliamo dei nostri figli: «Quanti anni hanno?», mi chiede. «Tu li lasci spesso da soli? Viaggi tanto?». Ansie tipiche da mamme che lavorano.
    Insomma, la “ragazza con il neo” ha anche un volto molto umano. È entrata nelle nostre vite alla fine degli Anni 80 e non ne è ancora uscita. A Londra, quando appare per pochi minuti nella boutique Omega a Westfield per presentare la nuova Constellation Collection di orologi, è salutata dalla folla come una star. Decine di cellulari si alzano per scattare una foto a quella che è, da 25 anni, un’intramontabile icona di perfezione femminile. Ma lei non è solo un’ex top model, è anche un’inesauribile imprenditrice di se stessa. Dopo aver lanciato una sua linea di creme (www.meaningfullbeauty.com), adesso si è buttata anche nel design. Negli Stati Uniti ha appena lanciato una linea di mobili, la “Cindy Crawford Style” in collaborazione con la catena di magazzini JC Penney.
    La moda, però, è ancora nel suo cuore. «Grazia»? Mi dice dopo che mi sono presentata. «Lo sa che il suo giornale è legato a bellissimi ricordi? Nel 1984 ero una ragazza di 18 anni che veniva da una piccola città di provincia dell’Illinois, Dekalb, a 50 chilometri da Chicago. Erano i miei primi passi da modella e mi hanno proposto di andare in Egitto per un servizio moda del vostro settimanale. Uscivo per la prima volta dagli Stati Uniti per andare in mezzo alla natura selvaggia e posare per l’obiettivo di William Garrett. “Grazia” fa parte della mia storia».
    Com’è la moda oggi, rispetto agli anni in cui lei sfilava?
    «È cambiata molto, ma è normale. Non ci sono più le super model. La gente è molto più attratta dai personaggi di Hollywood, dalle celebrities. Per questo è più difficile per una modella sfondare. Ha meno possibilità di conquistare una copertina, di essere visibile, di venire scelta come volto di una casa di cosmetici. Sono stata fortunata ad aver lavorato negli Anni 90, quando tutto ruotava intorno a noi top».
    Una sfilata che non dimenticherà mai?
    «Lo show di Gianni Versace con Christy Turlington, Naomi Campbell e Linda Evangelista sulle note di Freedom 90 di George Michael (per il musicista le super modelle avevano girato il celebre videoclip, ndr). Quelle di Versace non erano semplici sfilate, ma veri e propri spettacoli teatrali, dove i musicisti suonavano dal vivo e gli attori facevano le comparse. L’arte si mescolava alla moda, il rock alle celebrities in un mondo opulento. Se mi guardo indietro, mi dico: “Be’, quello è stato davvero un momento cool”».
    Ieri sera aveva sandali da gladiatore firmati Jimmy Choo e un abito nero meraviglioso. Di quale stilista era?
    «Roberto Cavalli. Siamo amici, ci siamo visti da poco a New York. Ama molto le donne, lo adoro».
    Il suo neo leggendario: lo ha sempre amato?
    «Nooo! Da piccola volevo toglierlo perché mia sorella mi prendeva in giro. Ma mia mamma, donna intelligente, mi diceva: “Certo, puoi eliminarlo chirurgicamente, ma avrai una cicatrice e non possiamo sapere come sarà”. Anche nella prima agenzia per cui ho lavorato mi hanno consigliato di eliminarlo. Nella mia prima copertina, Vogue Inghilterra, l’hanno ritoccato. Ma sembravo diversa. Poi sono uscita su Vogue America con il mio neo allo scoperto e da allora sono diventata riconoscibile proprio per questo».
    Ma un difetto ce l’ha?
    «Ne ho molti, ma non li dico. Altrimenti cominciate a vederli anche voi...».
    Ha posato per “Playboy” nel 1988 e nel 1998. Qualche mese fa era di nuovo nuda per il giornale americano di beauty “Allure”. Titolo del servizio: “Ecco cosa significa avere 43 anni”. L’obiettivo qual era: farci deprimere?
    «No, raccontavo come mi tenevo in forma. Credo che il messaggio fosse positivo: ognuno di noi può prendersi cura di se stesso. E stare meglio».
    Non mi dica che ha passato indenne la soglia dei 40!
    «Prima di compierli ero un po’ spaventata. Poi mi sono guardata intorno: i miei amici 40enni erano più sicuri di sé, più consapevoli. Con l’età ti conosci meglio, ti accetti, sai cosa ti piace, cosa vuoi avere e ciò su cui non vale la pena di sprecare il tempo. Tutto questo è un grande sollievo. Che ti rende anche più bella».
    Paura di invecchiare?
    «Sì, ce l’ho anch’io. Non amo le rughe o il corpo che cade. Ma bisogna accettarlo, non puoi fare nient’altro».
    Potrebbe chiedere aiuto alla chirurgia estetica...
    «Avrei paura di modificare troppo i miei lineamenti. Dopo un intervento sembri diversa, non necessariamente più giovane».
    Sua mamma, che sul neo ha avuto ragione, che cosa pensa di lifting e interventi antiage?
    «Mia mamma ha una pelle meravigliosa. Non ha mai usato una crema fino a quando non ho creato la mia linea di prodotti cosmetici...».
    Lei è una donna bellissima. Suo marito, l’imprenditore Rande Gerber, è geloso?
    «No. Non è geloso di nessuno. È un uomo che sta molto bene nella sua pelle. Si sente sicuro dentro la vita che si è scelto. È solo schivo: non ama essere al centro dell’attenzione. Non potrebbe fare il mio lavoro».
    Le donne sono più sentimentali. Gli uomini più sbrigativi, meno romantici. Funziona così anche tra di voi?
    «Diciamo che Rande non esterna volentieri le sue emozioni. Ogni tanto, però, mi piazzo davanti a lui e gli dico: “Devo proprio parlarti”. Spengo la televisione, allontano il suo BlackBerry. “Adesso guardami”. Allora comunichiamo, ma non è mai lui a iniziare la conversazione. Noi donne possiamo parlare dei nostri sentimenti tutto il giorno, gli uomini no. Almeno quelli che ho amato io».
    Del suo matrimonio con l’attore Richard Gere cosa ricorda?
    «Era una vita fa. Un’altra vita...».
    L’altro giorno ho visto che era molto affettuosa con George Clooney. Solo un amico?
    «Un vecchio, grande amico. Su di lui ho un ottimo influsso, so sempre come convincerlo! E infatti adesso l’ho portato con me nella grande famiglia dei testimonial Omega».
    Lei lavora, ma passa molto tempo anche con i suoi due figli, Presley e Kaia. Cosa porterà da Londra per loro?
    «Non lo so. Non sempre porto qualcosa dai miei viaggi. Non voglio che siano felici solo perché torno con un regalo».
    Si mette in discussione, come madre?
    «Spesso, perché ogni tanto perdo la pazienza. Ma diciamoci la verità: non tutte le cose che riguardano i bambini sono meravigliose. A volte, quando ti rispondono, li vorresti strozzare. Ma bisogna accettarli per quello che sono, non per quello che tu vorresti che fossero. Io ero una brava studentessa, mio figlio odia la scuola. Devo accettarlo. Anche se è difficile... Lei ha una ricetta?».

    11 Gennaio 2010 Marina Speich

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