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Nuova fashion icon, Woody Allen l'ha preferita a Scarlett Johansson. Di più: Freida è riuscita a convincere Julian Schnabel che poteva prendere il posto di Rula Jebreal (giornalista e compagna del regista nella vita) nel film Miral. C’è solo una cosa che la giovane attrice non sopporta: «Ricevere proposte di lavoro per ruoli di “bella ragazza indiana”».

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È una delle ultime scene del film. La protagonista, Miral, lascia Gerusalemme in taxi, diretta verso l’Europa e il futuro. La macchina da presa si sofferma sul volto - di profilo - e sui capelli - neri - mossi dal vento che entra dal finestrino. In quel momento il confine tra verità e finzione si annulla: la donna inquadrata è Rula Jebreal, autrice del libro da cui è tratto il film e compagna del regista di Miral, Julian Schnabel.
La pellicola racconta la sua storia, quella di una ragazzina 11enne che, in seguito al suicidio della madre, entra nell’orfanotrofio di Hind Husseini, un’organizzazione privata nata nel 1948 a Gerusalemme dalla volontà di questa donna che, da sola, decide di raccogliere 55 bambini provenienti dai villaggi vicini alla città ed educarli al rispetto e alla civiltà, mentre intorno si fa sempre più violento il conflitto arabo-israeliano. Qui, Miral cresce in una specie di oasi protetta, lontana dalla guerra fino a quando, a 17 anni, accetta un lavoro come insegnante in un campo profughi. L’impatto con l’Intifada ha su di lei l’effetto che avrebbe su ogni adolescente: eccitazione e voglia di prendervi parte, aggravata dal fatto di innamorarsi di un attivista politico che la metterà in guai seri. Come va a finire lo sappiamo: Miral/Rula si trasferisce in Italia e diventa giornalista, scrive un libro, conosce un artista di fama mondiale, si innamorano, insieme girano un film.
Più che un’opera cinematografica un intreccio di vita vera e finzione, di realtà e fantasia, acutizzato dalla straordinaria somiglianza tra Rula e l’attrice che la interpreta, l’indiana Freida Pinto, la ragazzina amata dal protagonista di The Millionaire e diventata, dopo quel successo, uno dei volti più interessanti e richiesti di Hollywood, nuova musa di Woody Allen dopo Scarlett Johansson (a dicembre la vedremo in Incontrerai uno sconosciuto alto e bruno), testimonial di L’Oréal.
Al telefono da Montreal, dove sta girando un nuovo film, Freida conferma il totale coinvolgimento che recitare il ruolo di Miral le ha richiesto e a cui si è sottoposta più che volentieri. «La storia è così bella e importante che ho sentito il dovere di renderle giustizia, e l’unico modo di farlo era andare in quei luoghi. Puoi leggere tanti libri e guardare un’infinità di film o documentari, ma niente è utile come andare fisicamente lì». È per questo che, un mese e mezzo prima dell’inizio delle riprese, ha deciso di partire da sola per Gerusalemme e di vivere per una settimana con una famiglia di lì. «Ho visitato due campi profughi, ho parlato con la gente che vive quella situazione. E poi c’era Rula: qualsiasi dubbio avessi, lei era pronta a rispondere». Le due donne, com’era prevedibile, sono diventate amiche. «Non solo è una donna bellissima, ma è anche una delle più intelligenti che ho conosciuto».
Su che basi è nata l’amicizia tra lei e Rula Jebreal?
«Ammiro e rispetto il coraggio che ha avuto nel raccontare tutto ciò di cui è stata testimone da bambina. Il modo in cui si è inserita in un Paese straniero, l’Italia, costruendo lì il suo successo professionale, credo possa servire da lezione a molte donne. A me, sicuramente».
Sul set parlavate solo di politica o anche di argomenti più leggeri?
«Conversavamo e conversiamo di tutto: anche di scarpe e vestiti, certo. E di uomini. È come se avessi trovato una sorella maggiore».
E lavorare con un regista poco convenzionale come Julian Schnabel come è stato?
«Julian è la persona giusta al posto giusto. Questo film aveva bisogno di uno come lui, di qualcuno che lasciasse agli attori e alla storia lo spazio per esprimersi. È stata un’esperienza che mi ha insegnato tanto: Julian non è il tipo di regista che vuole introdurre artificialità nelle scene, per cui tutto, alla fine, risulta molto naturale. Il suo senso del colore e quello per le immagini è straordinario: è pur sempre un artista. Ma la cosa più incredibile è stata la fiducia che ha avuto in me. Questo è il mio secondo film, eppure lui è stato aperto a ogni suggerimento io avessi riguardo alle scene da girare. Non ha mai detto: “No, devi farla così”. Ha sempre detto: “Proviamo e vediamo come viene”. Per un attore è un segno di disponibilità incredibile».
Che opinione aveva della situazione a Gerusalemme e del conflitto arabo-israeliano prima di iniziare a girare “Miral”?
«Nessuna. Cerco sempre di non avere pregiudizi su un luogo. È l’unico modo per immergersi veramente nella cultura di un Paese e ricavarne il massimo in termini di esperienza umana e professionale. Se si viaggia con la paura addosso non si impara niente, perché si è costantemente preoccupati di quello che può succedere. Quando viaggio cerco sempre di farlo senza ansie né preconcetti. Nel 2006 sono andata in Afghanistan e ho potuto constatare che, spesso, quello che si vede in televisione non corrisponde alla realtà. Solo quando si guarda con i propri occhi ci si rende conto di quello che succede veramente. Sono queste esperienze che cambiano la vita per sempre».
Mi sembra di capire che lei sia una grande viaggiatrice. Ha considerato il fatto che più diventerà famosa meno occasioni avrà di muoversi liberamente senza essere riconosciuta?
«Se una persona non vuole farsi riconoscere, stia tranquilla che non succede. Ci sono trucchi per passare inosservati. Anzi, può essere divertente come un gioco. Questo lavoro è meraviglioso, dà così tanto in termini di libertà, che dover studiare un modo per mascherarmi è un “male” che sono disposta a sopportare volentieri».
I fotografi la seguono solo a Hollywood o anche in India?
«Ultimamente anche in India. Ormai sono ovunque. Ma non credo che il prezzo da pagare in termini di violazione della libertà sia così alto. Come ho detto, è anche questione di attitudine personale: se un’attrice va in giro per la strada convinta di essere riconosciuta, allora lo sarà. Per come cammina, come si muove, come sta nel mondo. Capitava a me, ancora prima di diventare famosa: la gente mi notava perché sono indiana, ma spesso questo dipendeva dal grado di sicurezza con cui io mi muovevo per strada. Più sicura e determinata ero a non farmi notare, meno venivo notata».
I red carpet e il lato glamour del suo lavoro le piacciono?
«Non ricordo più quale attrice ha detto: “Non vengo pagata per recitare in un film, vengo pagata per promuoverlo”. Be’, un po’ è vero. Quando hai finito di girare, pensi che il tuo lavoro sia finito e invece no, incominciano eterni giri di red carpet. Può anche essere divertente, non mi lamento, ma se devo essere sincera faccio più fatica a scegliere cosa indossare per una première che ad alzarmi presto al mattino e andare sul set. Recitare è il mio lavoro e so come farlo. Scegliere un vestito no, e ho sempre paura di sbagliare».
Che tipo di copioni le arrivano da leggere?
«Purtroppo ricevo ancora sceneggiature per le quali è richiesta “una bella ragazza indiana” invece che “una bella ragazza”. Però devo dire che la situazione migliora di giorno in giorno e sono convinta che queste differenziazioni in base alla razza finiranno. Il mondo sta diventando un luogo sempre più piccolo e il cinema deve per forza tenerne conto».
Parlando di differenze: lei è fidanzata con Dev Patel, suo collega e protagonista di “The Millionaire”. Potrebbe legarsi con un uomo che non proviene dalla sua cultura?
«Assolutamente sì. Quelle di cui lei parla sono differenze create dagli uomini, in natura non esistono. Sposare a tutti i costi qualcuno della propria cultura e del proprio mondo è una sciocchezza, un concetto vecchio e tramontato».
Ma Dev Patel è indiano...
«Lo è di origine, ma è nato e cresciuto in Inghilterra. È importante? Non credo. Quello che ci lega è altro. Per esempio, il fatto che abbia viaggiato e che sia la persona più aperta mentalmente che io abbia mai conosciuto. Non mi ci vedo proprio a uscire con un ragazzo che non ami conoscere cose nuove o girare il mondo. Che tipo di conversazione potremmo mai avere?».
Il fatto che anche lui sia un attore aiuta?
«Quello che aiuta è essere allo stesso livello, confrontarsi alla pari. Le relazioni non sono mai facili, ma il bello arriva quando puoi godere ogni aspetto, anche quelli non esaltanti. Mia madre dice sempre: “Se ti senti debole, goditi un po’ la debolezza”. Se sei in una relazione alla pari, questo lo puoi fare».
31 Agosto 2010 Simona Siri




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