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  • Max Gazzè: "La passione ti lascia senza parole"

    Per Max Gazzè è tempo di novità: il debutto come attore (muto, o quasi), un disco in arrivo e un amore finito dopo 12 anni. Di cui resta una canzone. Romantica come lui

  • Max Gazzè: Max Gazzè:

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    Stefano Schirato

    Max Gazzè:
  • Per un artista che ama le parole (scritte e cantate), misurarsi col silenzio è una bella sfida. Prendete un musicista come Max Gazzè, di professione cantautore. Fatelo debuttare nel cast di un film tutto italiano. E fatelo tacere. Il regista di Basilicata coast to coast (al cinema dal 9 aprile), Rocco Papaleo, l’ha voluto insieme con Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno e se stesso. Lui, in cambio, ha scritto la canzone finale, Mentre dormi (che fa parte del suo nuovo disco, Quindi?, in uscita a fine aprile). Dopo tanti videoclip, questo è il suo primo vero film. Uno in cui si sente tutto il sapore del Sud, il viaggio di una band strampalata che, dovendo partecipare a un festival dall’altra parte della Basilicata, pensa di farsi notare di più arrivandoci attraverso un percorso “on the road”, a basso impatto ambientale. Niente auto, né furgoni, né tappe in autogrill, ma una carovana improvvisata, zaini con i pannelli solari sulle spalle e notti in tenda. Nome del gruppo: Le Pale Eoliche. Max Gazzè, lì, suona il contrabbasso. E ha l’aspetto di un nerd: occhialoni, testa ricciuta, perennemente in silenzio. Il suo personaggio è un romantico, ha un animo sensibile e ha subito un trauma sentimentale (ma il suo mistero verrà svelato solo all’epilogo). Quando finalmente pronuncia una frase per intero, la Mezzogiorno si offende. E lui conclude: «Era meglio se non parlavo».
    Max, come mai Papaleo ha scelto lei, che attore non è?
    «Conosco Rocco da tanti anni. Gli serviva un musicista... ed eccomi qua. È stata un’esperienza bellissima. Ho trascorso un mese in Basilicata e ci siamo divertiti moltissimo. Con Gassman è nata un’amicizia e ho scoperto Giovanna Mezzogiorno, una ragazza molto dolce. Nel film, il mio è un ruolo marginale, ma importantissimo. Durante il tragitto, Franco, il mio personaggio si trasforma, anche fisicamente. E, grazie alla giornalista che li accompagna per girare un documentario sulla band (la Mezzogiorno, appunto), supera il suo blocco, si innamora e torna a vivere. Non voglio svelarvi il finale, però».
    Il suo personaggio le somiglia?
    «È molto diverso da me. Io non sono così: mi piace parlare, sono un chiacchierone».
    Non ama il silenzio?
    «Per far sì che ci sia musica, ci deve essere anche quello. Le pause sono necessarie. La parola veicola significati analitici, la musica quelli più emotivi».
    L’amore passa attraverso silenzi o parole?
    «Senz’altro più dai primi. Ciò che accade tra due persone è una misteriosa alchimia. Le parole possono confermarla, ma non la creano».
    Che rapporto ha con il silenzio?
    «Mi piace. Avendo tre figli, vivo da sempre in una casa molto rumorosa. Anche se, adesso, lo è molto meno...».
    Come mai?
    «Mia moglie se n’è andata con i bambini (Maria, pittrice e scultrice, sposata nel ’98, ndr). E la vera assenza di suoni la sto scoprendo ora, nella casa vuota».
    Anche tra noi cala il silenzio. La sua frase è un fulmine a ciel sereno. A una confessione così sincera, a bruciapelo, fatta con una calma quasi rassegnata, uno non sa che cosa replicare. Tra me e me, penso: ora le domande sulle coppia e sulla sua romanticissima canzone di chiusura del film (Gazzè canta: “Mentre dormi ti proteggo, ti respiro, ti trattengo per averti sempre con me”...) come faccio a fargliele? Ma è Max a togliermi subito dall’imbarazzo.«L’ho scritta prima che accadesse tutto questo».
    Se la sente di parlarne?
    «È una ferita ancora recente. Ora sono nella fase della sofferenza. Tra noi due ci sono ancora contrasti, ma passeranno. Dopo 12 anni e tre figli, l’obiettivo principale di entrambi è quello di trovare una forma di armonia per il bene dei nostri bambini (Samuele, 11 anni, Bianca, 9, Emily, 4, ndr)».
    “Mentre dormi” è dedicata a lei?
    «Sicuramente c’è dentro anche l’amore per la mia compagna. Se scrivi d’amore, ti ispiri a ciò che vivi. Io non necessariamente mi ispiro alla mia vita. A volte racconto un fatto accaduto ad altri. Mentre dormi mi sembrava una canzone adatta a questo film».
    Nel suo nuovo disco, “Quindi?”, c’è più gioia o più sofferenza?
    «Sono 12 canzoni: un equilibrio di poesia e di colori. Ero ancora in una fase felice quando l’ho scritto».
    Lo “spleen” degli artisti, la malinconia, è spesso fonte di ispirazione. Lo è anche per lei?
    «C’è un detto orientale che suona così: “Nessuno sa come nascono i fiori. Nemmeno il Dio della Primavera lo sa”. Finché uno non accetta il dolore, non riesce a metabolizzare la perdita. Solo allora può iniziare il percorso creativo. Io sarò pronto, ma tra un po’...».
    Ha qualche rimpianto?
    «Non ho mai pensato: “Avrei dovuto fare scelte diverse”. Ciò che sono nel presente, è la somma del mio passato. Se dovessi rimuginare sugli errori, non riuscirei a trasformare il presente in futuro. Comunque, non sono uno molto legato al passato».
    Suona strano detto da una persona nata sotto il segno del Cancro.
    «Ascendente Bilancia, però. Invecchiando, altaleno euforia e malinconia. Per dirla meglio, sono un Cancro, ascendente bisbetico».

    05 Aprile 2010 Alessia Ercolini

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