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Duran Duran: «Cosa resterà degli anni '80? Noi!»
Trent’anni di successi. 85 milioni di dischi venduti. Idoli assoluti di una generazione. Più che una band, un fenomeno. Ora i Duran Duran sono tornati con un nuovo cd. Certo, non sono più i “wild boys” di una volta. Ma promettono ancora fuoco e fiamme...

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Cristina Marinoni
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Le celebrità più sono leggendarie e meno si atteggiano a star. I Duran Duran, che proprio nel 2011 festeggiano 30 anni di carriera, traguardo di cui pochi artisti possono vantarsi, sono la conferma definitiva della mia teoria. Con tanto di prove. Le dimostrazioni, però, le rimando di qualche riga: miti come loro meritano una degna introduzione.
Primi a essere paragonati ai Beatles “Fab four”, Simon Le Bon, Nick Rhodes, John Taylor e Roger Taylor - i “Fab five” degli Anni 80 insieme ad Andy Taylor, che ha abbandonato il gruppo dopo la reunion al completo del 2004 per l’album Astronaut - grazie a oltre 85 milioni di dischi venduti, una folta schiera di hit intramontabili e video spettacolari (chi non ricorda il capolavoro Wild boys, diretto dal regista di Highlander Russell Mulcahy?) appartengono alla storia del pop.
Altro che boyband ante litteram: i Duran Duran sono musicisti veri, compongono tutte le loro canzoni e in concerto sono uno spettacolo. Certo, il fatto che fossero pure bellocci e super glam li ha catapultati verso il successo planetario e li ha trasformati negli idoli per eccellenza delle teenager. Quelle ragazzine, oggi donne, li aspettano ancora con il cuore in gola. Simon, Nick, John e Roger - li chiamano così, semplicemente, le Duraniane, il cognome è superfluo - sono stati a Milano per promuovere il loro nuovo cd, All you need is now, e ritirare il premio “Icone di stile del XX secolo” dal sindaco Letizia Moratti. L’hotel dove alloggiano non è assediato dalla folla in delirio come un tempo, ma le fan sono a decine. Nei quattro giorni di permanenza, i Duran Duran si concedono a lungo e a più riprese per fare autografi, foto, persino chiacchierare al bar (primo test di normalità: passato). Anche all’incontro con i giornalisti si presentano con le migliori intenzioni: «Buongiorno! Come va?» esordiscono in perfetto italiano. Tutti sulla cinquantina, qualche ruga non li rende meno affascinanti, anzi, sono in forma strepitosa. Look casual e sorriso raggiante, rispondono alla raffica di domande con la massima disponibilità; tra una spiegazione seria e una battuta, si fermano a parlare ben oltre la mezz’ora concordata (e anche il secondo test è superato).
L’ultima verifica scatta nell’intervista faccia a faccia con Simon Le Bon e John Taylor, i più amati e desiderati: chissà se i due sex symbol del gruppo si danno delle arie... Nella sala riservata mi aspettano seduti sul divanetto. Taylor assaggia un biscotto e me ne offre uno. Poi, con voce calda e gesti garbati, gli stessi con cui accarezza il suo inseparabile basso, racconta quanto queste giornate in Italia siano state entusiasmanti. Le Bon è altrettanto gentile e alla mano, ma è una forza della natura, tale e quale si mostra sul palco. Qualche istante e il frontman si prende la scena: cambia di posto, gioca con le parole e le espressioni del viso, canticchia e mi chiede se mi è piaciuto lo showcase di ieri sera.
Eccezionale. E i brani nuovi sono travolgenti: hanno l’energia dei vostri vecchi successi come “Hungry like the wolf” e “Girls on film”.
TAYLOR: «Sa qual è il segreto? Avere cercato dentro noi, e non fuori, l’ispirazione (e, mentre spiega, tiene gli occhi chiusi, ndr). Invece di guardarci intorno per trovare la formula che funziona adesso, siamo tornati alle nostre radici, alle sonorità sperimentali su cui abbiamo fondato il nostro stile. Ripartendo da zero, abbiamo scoperto lo spirito giusto per reinventarci».A proposito di stile, avete appena ricevuto il premio per “avere sempre saputo rinnovare il vostro look e dettare le nuove tendenze”. Che cos’è la moda per i Duran Duran?
TAYLOR: «Puro estro, come dimostrano le creazioni di Armani, Versace, Prada. È un’arte, come la musica. Ecco perché, sin dai nostri esordi, abbiamo dato molta importanza all’immagine. Era la fine degli Anni 70 e non volevamo presentarci come l’ennesima band in jeans e T-shirt. Così…».
LE BON: «…così abbiamo sviluppato al massimo il gusto “new romantic”. Foulard, completi sartoriali, camicie barocche e stivali di camoscio: ehi, nessuno vestiva meglio di noi, eravamo davvero sofisticati!».E oggi che cosa preferite indossare?
TAYLOR: «Abbigliamento casual e sneaker: abito a Los Angeles e mi tocca attraversare l’Atlantico di continuo per raggiungere la band a Londra, quindi ho bisogno di stare comodo. Però, per un’occasione speciale, non rinuncio all’abito scuro».Il capo indispensabile nel vostro guardaroba?
TAYLOR: «L’intimo. E le calze: più stravaganti sono, più mi piacciono, tipo queste» (solleva una gamba e mostra il calzino nero, rigorosamente lungo - dettaglio che le fan approveranno - con bordo lamé fucsia).
LE BON: «L’abito nero: lo porto volentieri anche di giorno. Poi, la sera, basta un papillon per renderlo impeccabile. Insomma, è un passepartout come il little black dress per voi donne, giusto?».Giusto. Per caso ha sentito sua moglie (Yasmin Parvaneh, 46 anni, super top che ancora lavora, ndr) dare consigli di moda alle vostre figlie?
LE BON: «Amber, che ha 21 anni e fa la modella, chiede pareri alla mamma. Saffron e Tallulah, che hanno 19 e 16 anni, di solito fanno di testa loro, nello shopping e in tutto il resto, a dire la verità. Ma non possiamo lamentarci perché, alla fine, ci ascoltano. Insomma, sono tutte e tre brave ragazze».Dura la vita con quattro donne in casa?
LE BON: «Impegnativa, sì (ride, ndr). Sono circondato da femmine! Una moglie, tre figlie, due gatte e un boston terrier, Cécile, una gran rompiscatole. “Devo trovarmi un alleato con i testicoli che mi capisca e mi sostenga, o vado fuori di testa”, mi sono detto un giorno. E mi sono regalato Luigi, un carlino adorabile, l’animale più rilassato del mondo. Quando siamo soli io e lui, regna la pace, finalmente. Be’, anche quando sto da solo con Yasmin, in effetti».Altrimenti non avreste festeggiato le nozze d’argento a dicembre. Qual è la formula magica per far durare così a lungo un matrimonio?
LE BON: «Essere tolleranti, mantenere i propri spazi e collegare il cervello alla bocca prima di parlare, per non ferire il partner. Io arrivo a dei livelli di crudeltà assurdi quando me la prendo con me stesso. Se mi rivolgessi a Yasmin d’istinto, la farei soffrire per una sciocchezza e finirei per compromettere la nostra lunga intesa».
TAYLOR: «Dopo 12 anni felici di matrimonio (con Gela Nash, 51 anni, fondatrice del marchio di moda Juicy Couture, ndr), mi rendo conto che è indispensabile stimolare la curiosità e non smettere di sedurre».E che cosa la seduce in una donna?
TAYLOR: «Il portamento, l’eleganza, che non è una questione di abiti firmati, ma un connubio di classe e grazia, doti che si possiedono, non si comprano. E la semplicità: non sopporto l’arroganza, nemmeno negli uomini».Svelateci un difetto l’uno dell’altro.
TAYLOR: «Mai! Da buoni inglesi, non amiamo parlar male del prossimo. E poi ci vogliamo bene come fratelli».Allora diteci un pregio.
TAYLOR: «A Simon invidio la bravura in cucina, è uno chef con i fiocchi».Il piatto che le riesce meglio?
LE BON: «Pappardelle con ragù di coniglio e shepherd’s pie (pasticcio di carne, ndr). Posso spendere due parole su John, però?».Prego.
LE BON: «Sarò più bravo di lui ai fornelli, ma con lo smartphone non ha rivali. Entrambi ci divertiamo da pazzi con Twitter, ma John è un fenomeno a pubblicare foto, messaggi, link alla velocità della luce. Come se avesse 20 dita!».29 Marzo 2011 Cristina Marinoni
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