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Una volta faceva yoga, adesso il suo unico allenamento è sollevare i due figli gemelli. Era trasgressivo, oggi mette al primo posto la famiglia. Ma se pensate che Ricky Martin non sia più sexy e scatenato come un tempo, vi sbagliate...

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Sì, lo so che Ricky Martin ha fatto outing. Ma quando me lo trovo di fronte, lo dimentico immediatamente. È talmente bello, virile (oltre che decisamente sexy), che non mi sembra (o non voglio che sia) possibile. Una mia collega mi aveva avvisato: «È l’unico gay dichiarato in grado di scatenare una tempesta ormonale anche in una donna». Quando, poi, lo vedo cantare, ospite d’onore al party esclusivo in cui Gerry Scotti, presidente di R101, presenta i protagonisti della nuova stagione della radio, mi rendo conto che il re del pop latino riesce a fare impazzire le signore di qualsiasi età. Dopo il primo brano, il pubblico femminile è ancora composto, poi comincia a togliersi i tacchi per ballare e, alla fine, quando Ricky inizia a muovere il bacino sul palco, si scatena.
Ricky Martin ha molto da raccontare. Non solo perché ha venduto più di 60 milioni di dischi e continua a fare il pieno negli stadi di tutto il mondo (a luglio sarà in Italia per il prossimo tour), ma anche per le sue scelte controcorrente, che lo hanno portato a diventare papà di due gemelli affidandosi a un “utero in affitto”. Per dedicarsi ai suoi figli, Matteo e Valentino, due anni e mezzo, si è preso una lunga pausa dal panorama musicale. Ora è tornato per presentare il suo nuovo album, Musica+Alma+Sexo.
Diventare padre l’ha cambiata come artista?
«Non lo so. I miei bambini sono diventati la cosa più importante della mia vita. Loro sono qua, in alto» (e solleva la mano fino agli occhi), «tutto il resto è qui» (e la abbassa fino a terra). «Prima arrivano loro, poi la mia musica».
Li sente al telefono, in questi giorni?
«Certo, con Skype. Amo Skype!» (e ride come per rendermi partecipe della sua allegria). «È la prima volta che stanno lontano da me per più di 24 ore. Si rende conto? Otto giorni senza abbracciarli! Ma mi sento tranquillo: sono con mia mamma, li accudisce meglio di me. Ma quando comincerò il tour voglio portarmeli dietro!».
Due bambini piccoli nel backstage dei concerti?
«Viaggerò per tre mesi in Europa e per due in America e Canada. Stabiliremo una nuova “normalità”».
Se i suoi figli le chiedessero che cos’è la felicità, cosa risponderebbe?
(Riflette un po’) «Avere una vita trasparente».
(Subito mi viene in mente il coming out che Martin ha fatto un anno fa. Nel suo sito aveva scritto: “È stato un processo molto intenso, doloroso, ma anche liberatorio... Oggi accetto la mia omosessualità come un regalo che mi dà la vita”).
«Insomma, felicità vuol dire guardarsi allo specchio e potersi dire: mi piaccio come sono. Questo sarebbe l’inizio della lezione. Poi spiegherei che le emozioni, piacevoli o dolorose, bisogna viverle, non rifuggirle. Spero che i miei figli siano sempre in grado di “sentire”. Solo così diventeranno forti. Per essere felici bisogna saper attraversare la tristezza».
Quando le chiederanno perché non hanno una madre, che cosa risponderà?
«In verità una madre ce l’hanno» (ride). «Siamo moderni... Spiegherò a Valentino e Matteo, con grande naturalezza, che ogni famiglia è diversa: c’è un mio amico che ha adottato due bambine dalla Russia, una coppia che non ha figli, un altro single con un bambino... Quello che conta è l’affetto e loro hanno tanto amore intorno».
Vedo che ha molti tatuaggi...
«Sul braccio sinistro c’è il corpo della mia ex fidanzata e un simbolo indiano della femminilità. Su quello destro il Padre nostro in aramaico e un mantra, simbolo di mascolinità».
Il titolo del suo ultimo album è “Musica+Alma+Sexo”: le cose più importanti della sua vita (oltre ai figli)?
«Non solo della mia. Abbiamo tutti bisogno di musica, spiritualità ed... eros! Ognuna di queste cose rimanda all’altra e il sesso chiude il ciclo. Siamo qui grazie al sesso, no? Il mio tour sarà sensuale e provocatorio: tenetevi pronti a ballare Mas, il mio brano preferito. Significa “più”: più musica e più sesso».
Da dove viene l’energia che lei sprigiona nei suoi concerti?
«Dal pubblico. Riesco a far ballare 25 mila persone, ma provi a immaginare quanto mi carica ognuno di loro! Il palcoscenico è una droga, quindi è pericoloso. Per questo mi sono fermato qualche anno. Ora mi è venuta voglia di riprendere. Vivo “on stage” da quando ho 12 anni. Non saprei fare altro, mi rende felice!».
Quale delle sue canzoni le è rimasta nel cuore?
«La Copa de la vida, che mi ha lanciato sulla scena internazionale (è stato l’inno della Coppa del Mondo di Calcio in Francia nel 1998 ed è stato al primo posto in classifica in più di 60 nazioni, ndr). Ma anche Maria: sa che la cantano ancora ai matrimoni? E devo fare assolutamente Livin’ la vida loca, altrimenti la gente mi dice: “Ehi, perché non la canti?”»
È finita, però, l’epoca della “sua” vida loca. Oggi preferisce l’impegno umanitario, infatti ha creato la Ricky Martin Foundation...
«L’ho fatto perché ho visto l’ingiustizia con i miei occhi. Una volta, in India, ho conosciuto tre bambine di 4, 7 e 9 anni. Rischiavano di entrare in un giro di prostituzione. Mi sono detto: “Se non faccio niente, sono un criminale”. Le ho salvate e poi ho creato la mia fondazione. Lo sfruttamento umano è la terza industria più redditizia al mondo, dopo il traffico di armi e la droga. Qualsiasi cosa riusciremo a fare, piccola o grande che sia, farà la differenza».
Nel suo Paese, a Porto Rico, sta costruendo un centro olistico per bambini. Di che cosa si tratta?
«È più di una scuola: insegneremo ai piccoli a fare yoga, sport, musica, teatro, danza e qualsiasi cosa sviluppi le loro potenzialità creative, e che li tenga lontani dalla strada. Una specie di continuo “summercamp”» (e schiocca le dita).
Lei praticava yoga tutti i giorni. Lo fa ancora?
«Scherza? Con due figli l’unico esercizio fisico che riesco a fare è questo» (e finge di sollevare tra le braccia un bambino). «Prima meditavo due volte al giorno, poi le priorità sono cambiate... Ma cerco di dedicarmi un momento di silenzio, almeno ogni tanto!».
15 Marzo 2011 Marina Speich




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